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La
disfida di Barletta fu una giostra
cavalleresca tenutasi il 13 febbraio
1503, in territorio di Trani nella piana
tra Corato ed Andria, tra tredici cavalieri italiani di istanza
a Barletta ed altrettanti francesi, il cui quartier generale era
a Canosa di Puglia, a seguito di parole denigratorie dette da
Charles de la Motte nei confronti del valore italiano.
La
disfida si concluse con la vittoria degli italiani. Oggi sul
luogo ove si svolse la disfida è ancora visibile l'epitaffio,
che fu restaurato prima nel 1846 e poi nel 1976.
La mattina del 13 febbraio
1503 tredici
cavalieri italiani si scontravano contro altrettanti cavalieri
francesi per difendere l'onore, macchiato da accuse di codardia
e tradimento mosse da Monsieur de La Motte, nei confronti degli
italiani.

Il 15 gennaio di quell'anno si erano radunati nell'antica
Osteria di Veleno, oggi ricordata come
Cantina della Sfida, sede del quartier generale
spagnolo e del Gran Capitano Consalvo da Cordova, soldati
spagnoli e italiani. Al banchetto partecipavano anche dei
militari francesi imprigionati precedentemente dagli spagnoli.
La tradizione racconta che durante le conversazioni, La Motte,
irritato dagli elogi fatti dai militari spagnoli agli italiani,
abbia veemente offeso l'onore di questi ultimi, accusati di
viltà, codardia e tradimento. All'offesa non si potè che
rispondere con le armi. Si decise che avrebbero combattuto per
l'onore della patria in egual numero di uomini, cavalieri
francesi e italiani. Furono chiamati a raccolta i più coraggiosi
soldati del regno e, dopo un assiduo scambio di missive tra il
capitano della compagine italiana,
Ettore Fieramosca, e La Motte,
capitano dei francesi, si decise che il 13 febbraio di quello
stesso anno, meno di un mese dopo il giorno dell'offesa, si
sarebbe combattuto nel territorio compreso tra Andria e Corato.
Massimo d'Azeglio narra che, dopo aver
giurato fedeltà nella
Chiesa di Santa Maria Maggiore di Barletta, i
soldati si diressero sul
campo e attesero il nemico in ritardo.
Ettore Fieramosca e i suoi soldati sconfiggeranno la compagine
francese e sarà il capitano italiano a dare il colpo di grazia a
quello francese, scendendo da cavallo. Il d'Azeglio afferma che
i francesi, sicuri della vittoria, non portarono sul campo di
battaglia i pegni pattuiti in caso di sconfitta e per questo
furono condotti prigionieri in città.

Il pubblico di una delle ultime edizioni della Disfida di
Barletta

Il corteo storico con centinaia di ragazzi in costume e
attrazioni varie
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Giovanni Capoccio da Spinazzola
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Fanfulla
da Lodi
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Ettore Giovenale
da Roma
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Francesco Salomone
da Sutera
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Ettore Fieramosca da Capua
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Giovanni Brancaleone
da Genazzano
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Guglielmo Albamonte
da Palermo
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Romanello
da Forlì
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Ludovico D'Abenevole
da Capua
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Marco Corollario
da Napoli
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Mariano Abignente
da Sarno
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Miale
da Troia
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Pietro Riccio
da Parma
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